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L'epidemiologia per la sanità pubblica
Istituto Superiore di Sanità
Epidemiologia per la sanità pubblica - ISS


ChAdOx1 nCoV-19, il vaccino contro il COVID-19 sviluppato da Università di Oxford e AstraZeneca

Accanto ai vaccini prodotti da Pfizer/BioNTech e Moderna (il primo approvato in Europa il 21 dicembre, il secondo approvato dall’Agenzia europea del farmaco, EMA, il 6 gennaio 2021 e già sul mercato americano e britannico), quello di AstraZeneca e Università di Oxford (ChAdOx1 nCoV-19 o AZD1222) è tra i vaccini anti COVID-19 in fase più avanzata di sviluppo. I primi dati su efficacia e sicurezza sono stati pubblicati all’inizio di dicembre 2020 su The Lancet.

 

Il 30 dicembre 2020 il Governo britannico ha accolto la raccomandazione fornita dalla Medicines & Healthcare products Regulatory Agency (MHRA) e ha concesso l’autorizzazione in emergenza per l’uso di questo vaccino in Gran Bretagna.

 

Il 12 gennaio 2021, l’EMA ha ricevuto la domanda di autorizzazione condizionata all’immissione in commercio. A seguito della valutazione, il parere potrebbe arrivare già il 29 gennaio 2021 purché i dati su qualità, sicurezza ed efficacia del vaccino presentati siano sufficientemente solidi e completi e che eventuali informazioni aggiuntive richieste per completare la valutazione siano trasmesse tempestivamente.

 

Le caratteristiche

Rispetto ai vaccini di Pfizer/Biontech e Moderna, entrambi a base di mRNA, quello di AstraZeneca e Università di Oxford sfrutta un approccio diverso per indurre la risposta immunitaria dell’organismo verso la proteina spike. In particolare, si tratta di un vaccino a vettore virale che utilizza una versione modificata dell’adenovirus dello scimpanzé, non più in grado di replicarsi, come vettore per fornire le istruzioni per sintetizzare la proteina spike di SARS-CoV-2. Una volta prodotta, la proteina può stimolare una risposta immunitaria specifica, sia anticorpale che cellulare. La tecnologia è la stessa alla base del primo vaccino approvato per Ebola alla fine del 2019, l’unico basato su un vettore virale ad oggi disponibile.

 

Alla produzione del vettore adenovirale ha collaborato la Advent-IRBM di Pomezia. Pur essendo ancora poco utilizzata, questa tecnologia presenta dei vantaggi significativi rispetto a quella a mRNA: non solo un costo di sviluppo decisamente inferiore, ma anche una maggiore stabilità che non richiede temperature eccessivamente basse per la conservazione e il trasporto. Sono in corso studi per testare l’applicazione della stessa tecnologia contro altri virus, tra cui HIV e Zika.

 

I trial clinici di riferimento

Sono in corso varie sperimentazioni cliniche e pubblicati i risultati preliminari. I primi risultati di efficacia di ChAdOx1 nCoV-19 riguardano 4 studi clinici randomizzati, in doppio cieco, due nel Regno Unito e gli altri due in Brasile e Sudafrica, che hanno coinvolto complessivamente 23.848 persone. I partecipanti, di età ≥18 anni sono stati randomizzati (con un rapporto di allocazione 1:1) e assegnati a uno di due gruppi: gruppo di soggetti che ricevono il vaccino ChAdOx1 nCoV-19 o gruppo di controllo che riceve vaccino antimeningococco coniugato ACWY o soluzione salina.

 

Per il gruppo assegnato a ricevere il vaccino, il protocollo ha previsto una somministrazione di due dosi da circa 5 × 10¹⁰ particelle virali ciascuna, a distanza di 28 giorni l’una dall’altra. Tuttavia, in uno dei due studi condotti nel Regno Unito, i partecipanti hanno ricevuto per errore soltanto mezza dose durante la prima somministrazione; queste persone hanno ricevuto la seconda dose normale e hanno continuato a prendere parte allo studio.

 

La rivista The Lancet riporta i risultati dell’analisi ad interim, che ha preso in considerazione 11.636 partecipanti (7548 nel Regno Unito, 4088 in Brasile) con 4 mesi di follow-up. I soggetti considerati erano di età compresa tra 18 e 55 anni, prevalentemente di etnia bianca (oltre l’80%) e di sesso femminile (60%).

 

Efficacia al 70%

Il vaccino ChAdOx1 nCoV-19 ha dimostrato un’efficacia complessiva del 70,4% dopo due dosi nel prevenire la malattia COVID-19 sintomatica nelle persone di età compresa tra 18 e 55 anni: in particolare, sono stati registrati 30 casi di COVID-19 con esordio a distanza di almeno 14 giorni dalla somministrazione della seconda dose nel gruppo dei vaccinati, contro i 101 nel gruppo di controllo.

 

L’efficacia è stata 62,1% nella coorte che ha ricevuto due dosi complete e 90% nei partecipanti che hanno ricevuto soltanto mezza dose alla prima somministrazione (e una seconda dose piena). Le ragioni di questa differenza sono sconosciute: i ricercatori stanno effettuando ulteriori approfondimenti per determinare il meccanismo sottostante l’aumentata efficacia del regime a basso dosaggio.

 

La sicurezza

A distanza di 21 giorni dalla prima dose sono stati 10 i casi di COVID-19 che hanno richiesto il ricovero in ospedale, tutti nel gruppo di controllo: di questi, due sono stati classificati come gravi, con decesso in un caso. Dopo un follow-up mediano di 3,4 mesi, complessivamente sono stati registrati 175 eventi avversi in 168 partecipanti (84 nel gruppo che ha ricevuto il vaccino e 91 in quello di controllo). Solo tre eventi sono stati classificati come possibilmente correlati a un vaccino: uno nel gruppo ChAdOx1 nCoV-19, uno nel gruppo di controllo e uno in un partecipante in cui non è noto il gruppo di allocazione.

 

Durante lo studio, si sono verificati 3 casi di mielite trasversa, che hanno portato alla temporanea sospensione dello studio: per due di questi è stata esclusa con certezza la correlazione con il vaccino ChAdOx1 nCoV-19 e tutti comunque sono guariti o in via di guarigione.

 

Risorse utili

Data di ultimo aggiornamento: 19 gennaio 2021

Data di creazione della pagina: 7 gennaio 2021

Revisione a cura di: Antonietta Filia, Maria Cristina Rota, Fortunato “Paolo” D’Ancona – Dipartimento malattie infettive, ISS